

Parmesan-Parmigiano: il Presidente dell’Associazione Res Tipica Valentini chiede intervento del Governo a tutela dei prodotti a denominazione d’origine
“Gravissime sono le conclusioni del contenzioso tra Italia e Germania, rese note oggi dall’Avvocato Generale della Corte di Giustizia UE del Lussemburgo”, ha dichiarato Valentino Valentini, Presidente dell’Associazione Res Tipica e Presidente di Città del Vino, in merito al caso Parmesan e Parmigiano Reggiano, dopo che Jan Mazak, Avvocato Generale della Corte di Giustizia ha suggerito di non condannare la Germania, respingendo il ricorso della Commissione europea. L’organo dell’Unione europea, nel 2003, aveva infatti aperto una procedura di infrazione nei confronti della Germania sospettando l’abuso sul territorio tedesco del termine Parmesan (formaggio in commercio con tale denominazione) a danno del Parmigiano Reggiano, contravvenendo al Regolamento comunitario sulla protezione delle Indicazioni Geografiche e delle Denominazioni di Origine dei prodotti agricoli e alimentari. “E’ inammissibile”, ha aggiunto Valentini, “la mancata tutela delle Denominazioni d’Origine da parte della Corte di Giustizia Europea di fronte ad una sacrosanta procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea. Se quanto reso noto oggi fosse confermato dalla sentenza, si aprirebbe un pericolosissimo vulnus legislativo mettendo a rischio le denominazioni d’origine non solo del nostro paese ma di tutti i paesi europei. Chiediamo l’immediato intervento del Governo Italiano e del Ministro dell’Agricoltura a tutela dei nostri prodotti, affinché venga resa obbligatoria l’indicazione in etichetta dell’origine dei prodotti”. La tesi dell’Avvocato Generale, le cui conclusioni nella stragrande maggioranza dei casi sono seguite dalla Corte per emettere la sentenza, è che Parmesan non è la traduzione di Parmigiano Reggiano (il Governo tedesco sostiene che sia un sostantivo generico che indica una categoria di formaggio a pasta dura) e che la Germania non ha perseguito come illecito tale azione in quanto “gli Stati membri possono stabilire discrezionalmente se svolgere controlli in un caso specifico e prendere provvedimenti qualora rilevino prodotti lesivi di una Dop”. “La posizione dell’Italia”, ha concluso Valentini, “deve contraddistinguersi per una particolare attenzione rivolta allo stesso tempo alla qualità dei prodotti agroalimentari e, nell’ottica di salvaguardare il nostro made in italy , alla corretta informazione rivolta ai consumatori sulle caratteristiche del prodotto.”