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Ventennale Città del Vino


Città del Bio
Avigliana, antica città di "frontiera"

Alimenti biologici e tipici nella ristorazione scolastica, progetti di educazione alimentare, iniziative e programmi di tutela ambientale. Per valorizzare queste scelte il Comune di Avigliana, in provincia di Torino, ha aderito all’Associazione Nazionale Città del Bio. E’ una scelta che stanno compiendo diverse realtà territoriali del nostro paese, convinte che il biologico rappresenti un modello di crescita economica basato sulla conservazione delle risorse, sulla compatibilità ambientale, sulla valorizzazione delle differenze locali, su un agricoltura di qualità, sulla un consumo consapevole da parte dei cittadini. E i numeri confermano la crescita del settore biologico: 60 milioni di ettari certificati, 60 paesi con regolamentazione nazionale, un mercato di 30 milioni di euro per il 2006 (dati forniti al Biofach appena conclusosi a Norimberga). Ogni adesione a Città del Bio (l’Italia è leader europeo per le produzioni bio) è segno che la rete di questa consapevolezza si estende. Così, la medievale Avigliana, sulla via di Francia, alle porte delle Valli di Susa, è un altro dei territori italiani in cui il patrimonio ambientale e storico chiede di riferirsi ai valori di una crescita che preservi le bellezze create dall’uomo e dalla natura: i due laghi di origine glaciale del Parco Naturale, il Lago Grande o della Madonna e il Lago Piccolo o di S. Bernardino, la palude dei Mareschi abitata da aironi cenerini e falchi, le vette del Rocciamelone e del Moncenisio, l’abbazia benedettina dell’anno 1000 dedicata all’Arcangelo S. Michele, i boschi di castagni, querce e frassini a circondare un impianto urbano, dominato da portici e bifore dei palazzi signorili, dalla cinta muraria con le porte originarie e dalle splendide chiese. Qui il miele pregiato è di montagna e nel lago di San Bartolomeo si pescano le trote da fare “al butir”, al burro; ma non mancano le ricette per le “f-sre” (alborelle, pescetti saporiti), il “pes persic” (persico) e le “tenche” (tinche).

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